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sabato 13 aprile 2019

#5yearschallenge da 0 a 13 maratone

 da 0 a 13 maratone #5yearschallange  


Il giochino ha preso piede pochi mesi con l'hashtag #10yearschallange. La mia vita da runner è molto più giovane : corro da solo da 5 anni e proprio a distanza di 60 mesi, provo a confrontare quello che ero e quello che sono.
Per gioco, ma anche per fare bilanci.

A sinistra la foto del 23 marzo 2014 prima della Stramilano.
A destra quella dell'8 marzo 2019 durante la maratona di Tokyo.

Nel mezzo 13 maratone, la 100 chilometri del Passatore, due libri (Da zero a 42 : la prima maratona in un anno e il Passatore da zero), 19 mezze, 5200 chilometri percorsi di corsa!

I 5 anni che hanno cambiato la mia vita! 

La mia prima mezza maratona quel 23 marzo di 5 anni fa l'ho conclusa in 2:08:40, l'ultima nel gennaio di quest'anno, in 1:46:19, mio attuale Personal Best. La mia prima maratona nel novembre del 2014 l'ho conclusa in 4 h 18 minuti, nel dicembre 2018 a Pisa sono sceso per la seconda volta sotto le 4 ore (3:58:42). Ho concluso i 100 km del Passatore in 13 ore e mezza.
Non risultati clamorosi, si sa.
Ma io sono uno zero. Mi classifico sulla media gaussiana.

Basta guardare la foto di appena 5 anni fa. Un uomo non certo in sovrappeso, il cui fisico poteva reggere al peso degli anni (49), almeno in apparenza. Le scarpe erano delle Asics gel T31, non avevo cronometro al polso ma solo Runmeter su cellulare, pantaloncini a pinocchietto e maglietta tecnica blu tinta unita. Una fascia per capelli mi scende sul collo. Mangiavo carne rossa, latticini di vacca e anche altre schifezze elaborate. Non facevo sport.
Sembravo più giovane? Ero più bello?

Non so. Quello che è certo è che sono più vecchio di 5 anni.
Quello che la foto non può dire è il cambiamento che non è evidenziato solo dal cronometro (22 minuti in meno su 21 km), dai miei polpacci più esuberanti, ma da qualche valore analitico che mi fornisce la spirometria eseguita durante i certificati medici (eseguiti sempre nello stesso centro medico). 

2014   Capacità vitale 4,18     VEMS 3,60
2015   Capacità vitale 5,10     VEMS 4,09
2016   Capacità vitale 5,28     VEMS 3,61
2017   Capacità vitale 5,87     VEMS 4,04
2018   Capacità vitale 6,40     VEMS 3,91

Per chi è a digiuno di queste cose la capacità vitale forzata (CVF, in litri) è il volume di aria mobilizzato durante un'espirazione forzata e ha un valore normale per un uomo di 4,8. Interessante notare che lo "discettatore folle" Albanesi ricorda che i parametri respiratori non vengono influenzati dalla corsa e che non ci sono variazioni significative di CVF nei maratoneti.
Si vede che sono un'eccezione! 
Credo che Albanesi si sbagli e che non ci siano variazioni in CVF in un gruppo di maratoneti scelti a caso (studio longitudinale), ma individualmente, il miglioramento in questo tipo di parametro durante uno sforzo aerobico costante, è normale che si possa verificare. Considerando che sono stato un bambino asmatico, questa cosa non può che essere positiva.

Ma sono allora portato per la corsa e non l'avevo mai saputo? La realtà è che sono uno zero.
Non ho il fisico, come mi dicevano i miei compagni di liceo.
Non parlo del fatto che sia troppo alto per correre (186x80kg) ma dei miei parametri ematici. Avere un buon ematocrito porta a innegabili vantaggi di un miglior trasporto di ossigeno ai tessuti. Bè, io sono scarsino di "natura".
Ho un'ematocrito (Hct) al di sotto della norma e un'emoglobina (Hb) appena sufficiente.
La corsa non ha influenzato questi parametri in maniera sostanziale ma appena palpabile (MCV migliorato del 5%, Hct del 7%).

emocromo del 12/2009 e confronto con quello del giugno 2018 

Meglio che niente!

Insomma, la mia fitness è senz'altro migliorata, ho 54 di frequenza cardiaca a riposo, nonostante l'elettrocardiogramma mostri un blocco di branca destra, ininfluente per una idoneità sportiva agonistica, ma che aggiunge un altro tassello al fatto che non abbia il "fisico".

Milano Marathon Relay 2019 Runner4Lanner

Non sono nato per fare lo sportivo!

Ma torniamo alla foto di apertura.
Le mi espressioni sono differenti.
I due uomini sono diversi.
Da una parte l'espressione di chi è lì in un ambiente che non è il suo, a destra la maschera di chi è trasfigurato dalla trance agonistica.

Ed è con questo che voglio concludere questo piccolo bilancio di #5yearschallange.

Non è soltanto il fisico che è migliorato pur invecchiando (e probabilmente potrebbe migliorare ancora se avessi tempo di allenarmi meglio) ma anche la mente.

E' la mente che mi ha condotto fin qui, che mi ha dato gli stimoli per cambiare, per resistere alla fatica, alla noia degli allenamenti, che mi ha fatto superare i momenti più bui, i muri fisici e mentali che mi si sono parati davanti.
E' la mente che è rimasta completamente soddisfatta di dove abbia portato un fisico da zero e che guardandosi indietro, si chiede : "ma quello non ero io!"

Impossibile! Si dice. E non si sa dare un risposta.


#zeromaratone su Instagram


sabato 16 marzo 2019

Tokyo Marathon 2019

Tokyo Marathon 2019: la mia quinta major!

Piove! A Tokyo il 3 marzo piove! Una pioggia fredda e insistente. Siamo da un'ora fermi in griglia e tremiamo dal freddo! Tutti intruppati e in un silenzio irreale. Nessuno parla, nessuno protesta. Sembra l'esercito di terracotta in chiave moderna. Un esercito di 35mila maratoneti pronti alla sfida dei 42195 metri.
Sono alla mia tredicesima maratona, 13a edizione della Tokyo Marathon!

Sono arrivato a Tokyo dopo 24 ore di viaggio via Londra. Due giorni per ambientarsi, ritirare il pettorale e visitare l'Expo e capire in che mondo sono capitato. Un mondo completamente diverso da quello a cui siamo abituati nel mondo occidentale. Oggi, domenica si corre con partenza ore 9:10, ora italiana 01:10. Insomma in piena notte!


Sono in griglia E, pettorale rosa delle charity. Corro infatti per i bambini disabili del Solaputi Kids Camp. Sono qui in griglia dalle ore 8 e non c'è modo di proteggersi dalla pioggia. Vedo attorno a me che qualcuno è coperto da testa ai piedi di sacchi impermeabili mentre io non ho nemmeno il cappello; così mi copro alla meglio con due fasce. C'è anche chi sta peggio, ma non posso fare di meglio comunque... quello davanti a me trema dal freddo e zampetta sul posto da diversi minuti.
Ma il tempo scorre e arriviamo alla presentazione dei top runner. C'è anche l'idolo di casa Suguru Osako, vincitore della maratona di Boston 2018, che strappa un timido applauso, gli etiopi e i keniani. Per la cronaca anticipo che vincerà un etiope, Birhanu Legese, in 2:04:48 mentre Osako si ritirerà al 29° km.


La partenza è relativamente fluida, faccio in tempo a vedere ancora un coriandolo scendere sulla mia testa, cosa che ritengo di buon auspicio.


C'è pubblico fin dal primo chilometro ma purtroppo piove! Rimanere sotto la pioggia a vederci passare non deve essere un grande spettacolo! Ho addosso la giacchetta antivento della Mezza di Torino, che stringo alla vita dopo i primi chilometri: passo ai 5 km in 32:14 (6:32/km) fin troppo lento, ma io non lo so, perché il cronometro per tutta la gara mi darà informazioni errate sul passo.
Ai dieci chilometri in un'ora e 42 secondi (6:04/km gun time; ma 53:16 al mio Suunto, parziale passo 5:41/km), insomma passo da turista inconsapevole! Infatti mi guardo attorno: il pubblico non strepita come a New York, non issa cartelli spiritosi come a Londra, ma è discreto e partecipe. Non urla e applaude sommessamente, ma c'è!


Il tracciato della maratona di Tokyo peraltro non ha particolari attrattive perché si snoda in un percorso con tre grandi vai&vieni in mezzo a palazzi moderni. Di rimarchevole ricordo solo il passaggio a Ginza, la via delle boutique di Tokyo.

La cosa che mi colpisce di più è che c'è un volontario sotto la pioggia ogni 100 metri a raccogliere qualsiasi cosa cada per terra, un medico e un paramedico con defibrillatore sulle spalle ogni chilometro. Anche ai ristori, l'organizzazione è perfetta!
Arriviamo ai 15 km (parziale 5:53/km) e inizio a litigare con la giacchetta stretta alla vita: mi dà fastidio, così sapendo che non posso mollarla per terra la abbandono graziosamente nelle mani di un volontario che mi ringrazia con un inchino!

Nel primo vai&vieni, vedo arrivare i top runner nella corsa opposta: sono 6 neri davanti, Osako distanziato di 30 metri. Sempre un'emozione vedere correre gli atleti!

Alla mezza passo secondo il Suunto in 1:56:16 e mi sembra un buon tempo. Purtroppo è solo un'illusione perché si sta portando dietro 1 chilometro e 600 metri in più e alla fine segnerà di aver percorso 44km 400 metri!
Le irregolarità della traccia del Suunto e il mio passaggio alla mezza


Metà del percorso è alla fine di uno dei vai&vieni, quello verso il porto di Tokyo, poi si torna indietro verso il centro. Piove sempre e non mi sento accaldato: bevo sali ai ristori e al 30° km mangio un panino, ovviamente bagnato che un volontario mi offre! Ingollo anche una compressa di non so cosa (credo sali) e faccio esperienza con le famose umeboshi. Le umeboshi sono prugne essiccate e poi fatte fermentare in foglie di shiso. Famose non solo perché usate nei secoli come alimento dai samurai per contrastare la fatica ma perché utilizzate anche dallo scrittore giapponese Murakami durante una 100 km in Hokkaido. Si dice siano portentose.
La prugna in bocca è acida ma con il pane si sposa bene. Mi sento stanco? No!
Infatti tra il 30° e il 35° km perdo solo 20 secondi, percorrendolo in 29:55 (passo 5:59/km).

Mi sento anche di spingere e il Suunto mi conforta anche con alcuni feedback positivi, tipo 33° km in 5:23/km ma sarà vero?
Inizio a capire (durante una maratona l'ideazione non è così pronta) che dal confronto tra i chilometri indicati sul percorso e quelli del cronometro, c'è una sostanziale differenza e che sforerò sicuramente le 4 ore.






La cosa un po' mi demotiva ma malgrado tutto non mollo: siamo ormai alla fine. All'ultimo ristoro arpiono una manciata di omeboshi che trattengo in una mano per gli ultimi chilometri. Mi rendo conto dell'inutilità della cosa perché mancano due chilometri all'arrivo!

Sono in Marunouchi a poca distanza dal Palazzo Imperiale e mi sento chiamare! Chi è? E' Tomotake, il mio amico giapponese che sotto la pioggia guarda la corsa!

Arrivo in 4:07:17, migliore prestazione personale in una major! Cosa volere di più? 
Con 4:07:1, Tokyo è la quarta migliore prestazione personale in 13 maratone dopo 2 volte Pisa e Firenze

sabato 23 febbraio 2019

-1 alla Tokyo Marathon 2019

-1 alla maratona di Tokyo


Manca una settimana alla mia 5a major, la Tokyo Marathon!
La maratona di Tokyo non vanta una grande tradizione perché la prima edizione è appena del 2007 ma avvenne già con il botto, cioè da subito trentamila partecipanti su 95mila richiedenti!

Infatti tutto questo si innesta in una florida tradizione: il Giappone ha fior di maratoneti, basti pensare che proprio Yuki Kawauchi ha vinto la maratona di Boston 2018 in condizioni meteo proibitive e in generale, le gare sui 42km in Giappone sono seguitissime e molto attese. Si calcola che siano circa 600mila i maratoneti di nazionalità giapponese (in Italia sono 40mila), la più grande comunità di maratoneti del pianeta, ben oltre gli statunitensi! Oltre 40 sono le maratone che si disputano in Giappone ogni anno!
Correre una maratona incarna per il giapponese lo spirito vero che ha connotato da millenni questo popolo in cui la disciplina e il sacrificio sono concepiti come valori individuali assoluti.
L'evento sportivo più seguito in tv in Giappone è peraltro proprio una ultramaratona a staffetta, la Hakone Ekiden.

La maratona di Tokyo in dieci anni è diventata la gara più prestigiosa con circa 900.000 runners che cercano di parteciparvi tramite sorteggio e solo 35mila in media, quelli che riescono a iscriversi e presenti ai nastri di partenza. Previsti un milione e 300mila spettatori lungo il percorso! 

Il percorso è interamente cittadino, su larghi viali, con due grandi bracci di vai&vieni, senza ondulazioni evidenti. Il record è infatti un ottimo 2:03:58 ottenuto nel 2017 dal keniano Wilson Kipsang.

Partecipo con il pettorale 75584 grazie alla mia attività benefica nei confronti della charity Solaputi Kids Camp che aiuta i bambini con disabilità motorie, di cui ho parlato prima.

Come ci arrivo fisicamente? Non lo so... dopo aver battuto tra dicembre (Pisa marathon) e gennaio (San Gaudenzio HM) i miei record personali, ho avuto un febbraio in cui mi sono allenato male per problemi familiari. Nelle ultime 4 settimane Strava mi indica una media settimanale di 25 km pari a 2 ore e 20' di allenamento.
Mi sembra pochino...

Ma correre una major è una festa e anche una questione di testa. Quella speriamo di non perderla !
Non ho nulla da chiedermi...